Cultura

Dicembre. Il tempo dell’attesa e della venuta

Dicembre

Il tempo dell’attesa e della venuta

   Fin dall’infanzia io provo piacere nel mese di dicembre. È caratterizzato dal tempo dell’Avvento, dalla festa di Natale e dalla fine dell’anno. Sebbene, come cellerario responsabile dell’amministrazione del nostro monastero, mi capiti di dover ancora portare a termine alcune pratiche dell’anno vecchio, ogni volta non rinuncio alla gioia del tempo di Avvento. Ogni anno per me questo è un periodo salutare, nel quale mi prendo volutamente un po’ di tempo per leggere e meditare. È infatti un periodo che sentiamo nel nostro cuore come un periodo speciale. È il tempo di mettersi in silenzio e ascoltare il profondo desiderio che aprirà il nostro cuore a Dio.

   Non sempre è facile farlo. Per tante persone dicembre è un mese denso di impegni. Molte cose ci incalzano nel corso di questo mese. Nelle aziende restano da sbrigare un mucchio di faccende prima della fine dell’anno. Gli acquisti di Natale spingono taluni all’eccitazione. Le feste di Natale sono parecchie. Inoltre, in Avvento, siamo sommersi dalle offerte della pubblicità che ci dicono: non aspettare, compra adesso – come se i nostri desideri venissero soddisfatti dal consumo. Ma l’Avvento è il tempo per resistere al trambusto esteriore, per imparare di nuovo ad aspettare e a trasformare le nostre bramosie in paziente attesa.

   È importante organizzare il tempo dell’Avvento come è giusto per noi. Non dobbiamo precipitarci a fare tutto ciò che gli altri si aspettano da noi o che noi stessi ci aspettiamo. Noi chiamiamo l’Avvento ‘il tempo santo’: in tedesco, die stille Zeit. L’aggettivo still, che vuol dire ‘silenzioso, quieto, santo’, deriva dal verbo stellen, ‘mettere’: mettersi tranquilli, fermarsi. Quando mi fermo, possono quietarsi anche le turbolenze interne.

   Nel senso letterale della parola, ‘Avvento’ Significa anche ‘arrivo, venuta’. Sfruttate il tempo di Avvento per arrivare a voi stessi. Noi celebriamo la venuta di Dio in Gesù Cristo, ma celebriamo anche il suo arrivo nel nostro cuore. Se Dio arriva in noi, noi arriviamo al nostro vero io. Ma per cogliere la venuta di Dio, dobbiamo prima di tutto venire a noi stessi. Chiedetevi se veramente siete presso voi stessi, domandatevi come mai prima il tempo era pieno e adesso è vuoto. Cercate di arrivare a voi stessi. Soltanto se nelle quattro settimane dell’Avvento arriverete a voi stessi, sperimenterete a Natale la venuta di Dio nella nascita di Gesù Cristo come compimento del vostro anelito. Vi auguro quindi un Avvento benedetto, affinché il Natale diventi per voi una festa del nuovo inizio,una festa della gioia perché il Bambino divino rinnoverà ogni cosa anche in voi, in modo che possiate staccarvi dal vecchio dell’anno che sta finendo e dedicarvi pieni di fiducia e di speranza al nuovo che vi aspetta.

   In Avvento io mi godo il mio angolo della preghiera. È un posto speciale per entrare in contatto con il mio anelito. Non si tratta di guardare al passato e riprovare le sensazioni dell’infanzia, ma di chiedermi, piuttosto, che cosa significhi per me oggi la venuta di Gesù e come essa possa cambiarmi. Siccome poi la verità intellettuale non è una verità personale, ho bisogno di questo tempo di Avvento per prepararmi al Natale ponendomi sempre di nuovo questa domanda: quando Cristo viene a me, quando viene nel mio cuore, come dovrebbe essere la mia vita? Che cosa mi dirà. Su che cosa richiamerà la mia attenzione? Mi mostrerà che non sono ancora arrivato a me stesso, che arrivo in molti luoghi ma nel mio intimo non sono ancora arrivato. E io gli chiedo che venga veramente a me, in modo che per mezzo di lui io arrivi alla mia verità.

   Ogni anno mi domando nuovamente: che cosa significa per me l’Avvento e che cos’è per me il Natale? Come posso comprendere ciò che adesso aspettiamo in Avvento e ciò che celebriamo a Natale? Vorrei quindi invitare anche voi a sedervi in silenzio e a domandarvi: che cosa mi aspetto dall’Avvento di quest’anno e che cosa mi aspetto dal Natale? Io posso riconoscere questa speranza soltanto se mi confronto con la mia personale verità. Che cosa mi agita in questo momento? Per che cosa soffro? Di che cosa non sono contento? Che cosa è paralizzato dentro di me ? Che cosa sto trascurando in me? Qual è il mio desiderio più profondo?

   Ogni anno noi celebriamo in maniera diversa l’Avvento e il Natale, perché dentro di noi ci agitano temi diversi. Le parole delle promesse che vengono proclamate nel tempo d’Avvento dobbiamo calarle nella nostra concreta situazione interiore, nelle nostre preoccupazioni e paure, nel nostro irrigidimento, nel nostro vuoto, nella nostra sofferenza, nella nostra afflizione. Queste parole ci vogliono dire: Dio cambierà la tua paura e la tua afflizione. Anche per te c’è una nuova terra, un cielo nuovo. Anche sulle tue tenebre sorgerà la luce del Natale. Anche il tuo irrigidimento si sbloccherà quando in te nascerà Cristo.

   Vi auguro quindi che possiate vivere l’Avvento come tempo di illuminazione della vostra tenebra e come tempo di trasformazione del vostro stato d’animo, in modo da attingere nel silenzio la nuova speranza che tutto diventi buono per voi.

   E vi auguro che, nell’attesa della venuta di Gesù Cristo, scopriate qual è la vostra verità e quali possibilità si celano in voi di agire diversamente in questo mondo.

Anselm Grün, Vivere con semplicità. Il grande libro della spiritualità e dell’arte di vivere, Queriniana Editrice, Brescia 2012

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