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Il messaggio del Vescovo Corrado per il Natale 2018

Tante persone della mia età ricorderanno sicuramente una struggente poesia natalizia di Guido Gozzano, La notte santa. Nei suoi versi il poeta segue il penoso cammino di Maria e di Giuseppe a Betlemme alla ricerca di un po’ di posto per la notte in cui Maria deve partorire. E mentre il campanile scocca lentamente le ore, i due sposi si sentono ripetere continuamente che, per loro, non c’è posto. Né l’oste del Moro, né quello del Caval Grigio, né quello del Cervo Bianco né l’ostessa dei Tre Merli aprono la porta ai due poveretti. La risposta che più mi è rimasta in mente la dà, comunque, l’oste di Cesarea: “Un vecchio falegname? Albergarlo? Sua moglie? Albergarli per niente? L’albergo è tutto pieno di cavalieri e dame; non amo la miscela dell’alta e bassa gente!”.

A pensarci, quest’ultima è un’espressione davvero straordinaria. Il mistero del Natale, se volessimo esprimerlo con altre parole, potremmo definirlo proprio così: è l’evento in cui il figlio dell’Altissimo ha voluto “miscelarsi” con la bassa gente. Con quella bassa gente che siamo noi. L’espressione “Non amo la miscela dell’alta e bassa gente” equivale a quest’altra: “Non amo ciò che è avvenuto in quella stalla di Betlemme!”. Perché a Betlemme è avvenuto proprio questo: la miscela dell’alta e bassa gente. Dio stesso ha voluto farsi uomo, piantando la sua tenda in mezzo a noi, assumendo fino in fondo, compresa la morte, la nostra condizione umana. Per usare un termine che abbiamo adottato per il nostro cammino pastorale di quest’anno, potremmo dire che Dio ha aperto il suo cuore per ospitare, senza riserve, la nostra povera umanità e insegnarci a diventare noi stessi ospitali come lui. Certo, “miscelandosi”… identificandosi con i più poveri di questo mondo, ha corso (e continua a correre) il rischio di essere rifiutato e di non vedere accolto il suo messaggio: “Venne fra i suoi e i suoi non l’hanno accolto”.

Anche oggi, infatti, non è assolutamente facile, neppure per noi, vivere l’ospitalità che caratterizza il cuore di Dio, Padre e Figlio. E, se ci pensiamo, il motivo è fondamentalmente lo stesso per cui Maria e Giuseppe non sono stati accolti a Betlemme: anche noi non amiamo “la miscela dell’alta e bassa gente”. Chi è povero, bisognoso, malato, forestiero… istintivamente ci disturba. Ci fa paura. Scombina i nostri progetti e ci costringe a “spostarci” per fargli posto nel nostro tempo e nei nostri beni. Quanto difficilmente siamo disposti a farlo!

La paradossalità del Natale è questa: ci commoviamo (giustamente) di fronte al presepio dove vengono presentati due giovanissimi sposi costretti a far nascere il loro bambino in una stalla, ma induriamo istintivamente il nostro cuore quando si tratta di far posto nel nostro tempo e nella nostra vita a persone che vivono lo stesso dramma di Maria e di Giuseppe. Natale: mistero di ospitalità che Dio ha offerto a noi e proposta di un’ospitalità di amore che noi siamo chiamati ad offrire a Lui e a coloro che ne hanno bisogno e bussano alle porte del nostro cuore. Cari fratelli e sorelle è questo l’augurio che faccio a tutti per questo nuovo Natale che il Signore ci dona di vivere: che possiamo accogliere in noi l’amore ospitale di Dio che viene a visitarci, diventando a nostra volta capaci di gesti di ospitalità e di amore verso i nostri fratelli.

È quanto siamo invitati a vivere in ogni celebrazione eucaristica, luogo di ospitalità evangelica. Diventi, questo Natale, uno stimolo forte e luminoso a muoverci in questa direzione, che è quella dell’umanità nuova che Gesù è venuto ad annunciare e attuare: un’umanità di figli di Dio e di fratelli.

 

+ Corrado Pizziolo

Il messaggio è stato pubblicato sul settimanale diocesano “L’Azione” del 23.12.2018.

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