Cultura

Febbraio. Il tempo della festa e della rinuncia

Febbraio

Il tempo della festa e della rinuncia

La prima neve ci affascina. Quando però la neve ci sequestra, sospiriamo che arrivi la primavera. Il freddo dell’inverno è anche immagine della nostra anima. Se sogniamo paesaggi ammantati di neve o di freddo e gelo, il sogno vuole richiamarci sempre a sentimenti gelati. Molte cose sono in noi coperte dalla neve. Molte cose in noi sono congelate. L’immagine di quel sogno, nel freddo del profondo inverno, ci invita a scoprire in noi il calore, in modo che i sentimenti ‘ibernati’ affiorino. Nel parlare e nel rapporto con gli altri dobbiamo guardarci dal gelare interiormente, dal diventare freddi nel cuore. Dobbiamo riprendere contatto con la brace interna del nostro cuore, affinché essa si manifesti anche nel nostro parlare e nel nostro rapporto con gli altri. Quando diciamo parole che vengono dal cure e sono piene dell’ardore dello Spirito Santo, le nostre parole producono calore. Soltanto allora creiamo un clima di vicinanza e di fiducia. E solo in questo modo viene costruito un luogo in cui abitiamo volentieri, in cui ci sentiamo davvero a casa nostra.

L’inverno ci spinge al caldo, e non solo sul piano esteriore: ci spinge al tepore dell’appartamento riscaldato dove ci sentiamo a nostro agio, ma ci invita anche a non far gelare le nostre relazioni. Karl Rahner ha parlato della ‘chiesa in inverno’, in cui molte cose si sono irrigidite e sono bloccate dal gelo. Egli esorta alla pazienza: anche la chiesa sperimenterà una nuova primavera. A volt ci aiuta la speranza che l’inverno passi, che i nostri sentimenti glaciali, una volta riscaldati, facciano capolino dalla neve e diventi possibile un nuovo rapporto con gli altri. Così potrà crescere la speranza che anche l’inverno che è dentro di noi finisca, che venga la primavera anche per la nostra anima, facendo germinare una vita nuova.

A febbraio incomincia di solito la ‘quinta stagione’, il carnevale (nei territori tedeschi è detto anche, a seconda delle regioni, Fasching o Fasnet), che poi è destinato a cedere il passo alla Quaresima. Il mese di febbraio è caratterizzato quindi anche da questo tempo di digiuno.

Il clima invernale di questo mese è anche immagine della stasi delle settimane di digiuno. In noi tutto sta per così dire sotto una coltre di neve e attende di potersi schiudere a primavera. In questo tempo rinunciamo a molte cose che di solito ci procurano gioia, rinunciamo a mangiare e bere festosamente. Non per complicarci la vita, ma per liberarci da zavorre inutili. Rientriamo in noi stessi in modo che emerga in primo piano ciò che è fondamentale ed essenziale. In Quaresima rallentiamo i nostri ritmi per entrare in contatto con noi stessi e vedere più chiaramente dove vogliamo andare. E facciamo pratiche che danno sostegno alla nostra vita. Anzitutto ci dedichiamo alla pratica della libertà. Questo è come un periodo di allenamento: è il tempo in cui ci esercitiamo nella libertà interiore.

Febbraio e anche marzo comprendono due tempi di segno opposto: il tempo del carnevale e quello del digiuno, il tempo della festa e quello dell’astinenza, il tempo dell’allegria e quello dell’austerità, il tempo del ridere e quello del piangere. Entrambi sono parte della vita. Possiamo rifiutare sia l’uno che l’altro. C’è chi brontola contro il carnevale ed evita le feste di queste settimane. Un simile comportamento può avere una sua giustificazione. Ma chiudersi totalmente all’allegria non fa bene all’anima. E se viene meno il carnevale ciò che è stato represso cerca altrove una valvola di sfogo. Parimenti c’è chi brontola contro il digiuno e salta la Quaresima: la considera un tempo come un altro e pensa che la questione del digiuno sia sorpassata da un pezzo. Anche costui però trascura un dato essenziale: si dimentica di purificare la sua vita e di liberarsi dalle esteriorità, continuando a vivere come prima.

La chiesa conosce la sapienza dei contrasti e sa bene che i diversi tempi ci esercitano alla molteplicità del nostro essere, alla festa tanto quanto alla rinuncia. Le due cose procedono di pari passo. Una senza l’altra diventa noiosa. La Quaresima vuole esercitarci alla libertà interiore. E questo ci fa bene proprio oggi, in un tempo nel quale ci sentiamo continuamente e soltanto dipendenti.

Vi auguro quindi una Quaresima benedetta, nella quale affrontare gli eventi con maggiore calma e maggiore cautela, affinché a Pasqua la pienezza della vita possa sbocciare in voi e diventi benedizione per voi e per le persone che vi circondano.

E non vi auguro soltanto un salutare tempo di digiuno, ma anche un allegro carnevale – per qualcuno, va da sé, un carnevale sfrenato – nel quale potervi liberare da tutte le dipendenze e avere la sensazione che siete voi stessi a vivere la vostra vita, anziché essere vissuti dagli altri.

Anselm Grün, Vivere con semplicità. Il grande libro della spiritualità e dell’arte di vivere, Queriniana Editrice, Brescia 2012

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